- Da qualche mese sei, anche, il direttore d'orchestra di Opera e Lirica. Ma partiamo dall'inizio, come si arriva alla tua giovane età a dirigere per importanti realtà musicali italiane come l'Orchestra Sinfonica Claudio Abbado e il Ravello Festival? 
- E' un percorso che comincia un po’ di anni fa, attraverso uno studio serio e costante. Ho avuto la fortuna di incontrare sul mio percorso maestri e artisti che mi hanno dato gli input necessari per essere in grado di affrontare lo studio di una partitura ed interpretarla. È un mondo dove non basta essere solo bravi...bisogna darsi tanto da fare. 
 
- "La Traviata" è l'opera più rappresentata al mondo. Perché attira così tanto pubblico? 
- La semplicità, la capacità straordinaria di suscitare emozioni che la partitura ci elargisce a piene mani a partire dal Preludio.
Aggiungerei anche la capacità che ha questa sfortunata ragazza di elevarsi dal mondo un po’ sordido in cui vive. Violetta non è mai volgare, sembra quasi galleggiare con grazia sopra la melma, anche quando si “diverte”. Gli altri personaggi, da Alfredo a papà Germont, sono sotterrati dal punto di vista psicologico dalla protagonista, anche se non si può negare loro una certa nobiltà di sentimenti. E allora quando Violetta esplode nel suo “Amami Alfredo” anche lo spettatore più cinico e incarognito si commuove e si scioglie in lacrime.
 
- La migliore direzione di Traviata di sempre? 
- E' difficile trovare la migliore in quanto ogni singola interpretazione possiede qualcosa di strettamente personale. Ma ci sono delle incisioni monumentali, come quelle di Kleiber e Muti.
 
- Hai studiato al Martucci di Salerno e al Verdi di Milano, puoi descrivere queste due esperienze? Sono realtà simili? 
- A Salerno ho cominciato i miei studi. È stata una tappa fondamentale per la mia formazione artistica e umana. Lì ho avuto modo di iniziare lo studio della composizione, dell’armonia e del contrappunto, è stato un periodo molto bello.
Milano invece mi ha dato tanto sotto l’aspetto professionale, li ho capito cosa significa voler fare questo mestiere e le scelte necessarie per renderlo vivo. È un ambiente dove hai la possibilità di confrontarti con il mondo e incontrare grandi eccellenze del panorama musicale internazionale. Non a caso è uno dei conservatori  più importanti d’Italia.
 
- A chi ti ispiri come direttore? 
- I direttori a cui mi ispiro sono diversi, diciamo che oscillo da Karajan a Kleiber, da Oren a Gatti.
Anche se penso che da ogni direttore si può catturare qualcosa di importante.
 
- Come pianista? 
- Come pianista mi sento molto “libero”. Probabilmente è stata la mia formazione atipica, amo il blues, la musica rock e quella sperimentale.
 
- E la carriera di compositore? 
- Quella del compositore è stata la mia prima passione. Da sempre ho cercato di esprimere le mie sensazioni attraverso la composizione. Credo che sia un mondo davvero “magico”. Tra l’altro da poco sono state pubblicate due miei lavori orchestrali per una casa editrice Giapponese (OMK Da Vinci).
 
- Ma insomma, sei più direttore, pianista o compositore? 
- Diciamo che mi sento un Musicista! 
 
- Il sogno professionale che vorresti realizzare 
Di sogni ce ne sono abbastanza...per ora fortunatamente quasi tutto si sta avverando, speriamo di continuare così.
 
- Cosa ti ha dato e cosa pensi ti darà Opera e Lirica? 
- Opera e Lirica mi ha dato la possibilità di esprimermi su più fronti, dal pianista al direttore. Credo che sia una realtà valida e attenta ai giovani artisti che fanno sempre più fatica a farsi spazio in questo mondo. Tra l’altro ho avuto il piacere di legare forti amicizie e il privilegio di lavorare in piena armonia con tanti giovani validi artisti. 
 
Giusi Cuccaro