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1992 was a turning point for your distinguished career, thanks to the worldwide broadcast of the film about Tosca and the recording of La Traviata with the Philips record company. What are your memories of these first great challenges?

1992 was indeed a magical year for me. The common ground of the two great experiences was the master Zubin Mehta, to whom I send my warm thanks and greetings. Working with him, Domingo, Raimondi, and the director and great theatre author Patroni Griffi was both exciting and useful as a training. I learned a lot from Patroni Griffi, especially in terms of interpretation. The Sacristan that he wanted was quite serious and “modern”, without the usual frills and caricature exaggeration. All this contributed a lot to my professional development. As for La Traviata recorded for the Philips recordi company, I was thrilled to work with Alfredo Kraus, Kiri Te Kanawa and Dmitri Hvorostovsky, again directed by Zubin Mehta. 

In 2000 you interpreterd the role of the Marquis of Obigny in La Traviata a Paris, an original and unique film version of Verdi’s opera. What did you like and what did you learn from this interpretation of La Traviata?

In La Traviata, again, I cannot but remember the great lesson taught by Patroni Griffi. He had a very precise view of the whole project and he tried make each moment feel authentic. La Traviata was an extraordinary experience, and it was even more thrilling because the late Paolo Frajese, RAI television journalist, was there in Paris following our project for the TG1 news report.

You have said to have always enjoyed maximum support from your children, especially your son Paolo. How do you interpret Giorgio Germont’s role? Do you think he refuses to support his son’s choice because of conformism or because he sincerely fears that Alfredo’s feelings might be betrayed? In your opinion, Germont is really forced to make a choice between his son’s love and his daughter’s happiness, or such a sorrowful choice could be avoided?

I am sure that, in real life, my disposition would make me do the opposite of what Giorgio Germont does. I think he is driven by conformism, even though, when he sees that Violetta is sincere, he realizes that his action was absurd.

In your book Giorgio Gatti si racconta. Grazie mille, miei signori, you express your acknowledgement to twenty-seven people who changed your life, from Carmelo Bene to Plácido Domingo and more. And if you wanted to thank the operas that marked your career, what would you thank La Traviata for?

I thank La Traviata for a reason linked to my land. Thanks to this opera, indeed, I worked for the first time with the Maggio Musicale Fiorentino orchestra in Florence in 1992. I enjoyed the wonderful experience of singing before those orchestra masters who are the envy of the whole world.

 

ITALIANO 

Il 1992 è stato un anno di svolta per la sua brillante carriera, che ha visto la proiezione del film sulla Tosca in mondovisione e l’incisione de La Traviata con la casa discografica Philips. Che ricordi ha di queste prime grandi sfide?

Il ‘92 è stato davvero un anno magico per me. Il comune denominatore delle due grandi esperienze fu il maestro Zubin Mehta, al quale rivolgo con l’occasione un saluto e un abbraccio carissimo. Lavorare con Lui, con Domingo, Raimondi, col regista e grande autore teatrale Patroni Griffi è stato, oltre che entusiasmante, formativo. Ho imparato molto da Patroni Griffi, soprattutto in chiave interpretativa; il Sacrestano che lui desiderava era molto asciutto e oserei dire “moderno” ossia spoglio di tutti quegli orpelli ed esagerazioni macchiettistiche che di solito lo accompagnano. Tutto questo ha contribuito notevolmente allo sviluppo del mio bagaglio. Per quanto riguarda La Traviata incisa per la casa discografica Philips, la gioia di lavorare con Alfredo Kraus, Kiri Te Kanawa e Dmitri Hvorostovsky sempre diretto dal maestro Zubin Mehta. 

Nel 2000 ha interpretato il ruolo del Marchese d’Obigny ne La Traviata a Paris, una versione cinematografica originale e unica dell’opera di Verdi. Cosa ha apprezzato e cosa ha appreso dall’interpretazione della Traviata in questa chiave?

Anche in Traviata non posso non ricordare la grande lezione di Patroni Griffi. Lui aveva una visione molto accurata dell’insieme, e cercava di rendere vero ogni momento. La Traviata è stata un’altra esperienza straordinaria, resa ancor più suggestiva dalla presenza a Parigi del compianto giornalista Rai Paolo Frajese, che seguiva l’operazione per il TG1.

Lei racconta di aver goduto sempre del massimo sostegno da parte dei suoi figli, in particolare di suo figlio Paolo. Come interpreta il ruolo di Giorgio Germont? Ritiene che il suo mancato sostegno verso le scelte del figlio sia spinto dal conformismo o dalla sincera preoccupazione che Alfredo possa essere ferito nei suoi sentimenti? Secondo lei Germont è costretto davvero a dover scegliere tra la felicità dei suoi due figli, o una scelta così struggente si può evitare?

Sicuramente nella vita la mia indole mi porterebbe a fare l’esatto opposto di quanto invece compie il personaggio di Germont padre.  Lui, spinto dal conformismo, agisce come sappiamo, salvo poi, davanti alla sincerità di Violetta, rendersi conto dell’assurdità del suo operato.

Nel suo libro Giorgio Gatti si racconta. Grazie mille, miei signori, lei ringrazia le ventisette persone che hanno cambiato la sua vita, da Carmelo Bene a Plácido Domingo e così via. Se volesse ringraziare anche le opere che hanno segnato la sua carriera, per cosa ringrazierebbe La Traviata?

La Traviata la ringrazio per un motivo legato alla mia terra. Grazie a quest’opera infatti, alla fine del 92, ho potuto fare il mio primo lavoro con l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Un’esperienza bellissima avere davanti quei professori d’orchestra, che ci invidiano in tutto il mondo.