Maximilien Seren-Piccinni: la carriera, l'archivio, il Maestro Franco Zeffirelli e il rapporto con Mario Monicelli

Regista e scenografo di origine franco-belga, Maximilien Seren-Piccinni, nato a Verona, è dal 2018 il Presidente dell’Archivio Niccolò Piccinni. Ha un cognome importante, che porta con dedizione e impegno: da parte di madre discende dal compositore italiano Niccolò Piccinni, uno dei più grandi maestri dell'opera buffa della Scuola Napoletana, dell'opera italiana e francese della seconda metà del XVIII secolo.

A soli 20 anni diventa assistente personale presso la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del regista Mario Monicelli. Ha lavorato al Salzburg Festival, al Teatro San Carlo di Napoli, all’Arena di Verona, al Festival Verdi di Parma, al Festival di Martina Franca, al Teatro del Giglio di Lucca, al Teatro Pavarotti di Modena, al Teatro Alighieri di Ravenna, al Festival di Ramatuelle, al Teatro Verdi di Trieste e all’Opera di Ljubljana.

- Sei cresciuto tra Italia, Francia e Belgio, tre Paesi accomunati da una grande tradizione culturale ma molto diversi fra di loro. A quale ti senti più legato?
La domanda più difficile è sempre quella sulle mie origini, non so mai cosa rispondere. Sono nato a Verona, ma ho vissuto in moltissimi luoghi e quando vivi in diversi Paesi acquisisci nel tempo la cultura e le tradizioni del posto stesso in cui vivi. Sento di appartenere a questi tre Paesi, ma alla fine a nessuno perché non ho mai avuto radici fisse se non la famiglia come punto di riferimento. Sono legato, invece, ai luoghi in cui sono cresciuto come la tenuta di famiglia a Verona, il Lago di Garda, la laguna di Venezia, la Vallonia e la Costa Azzurra.

- Chi è stato il tuo Maestro più importante?
Franco Zeffirelli, l’unico ed inimitabile. Era molto amico di mio padre ed è anche grazie a lui se ho seguito il percorso registico; in realtà fu il primo ad accorgersi delle mie doti e a convincere la mia famiglia che dovevo seguire la via del teatro. Nonostante sia cresciuto con un padre produttore e una madre ballerina, è sempre difficile per i genitori accettare che un figlio svolga una carriera artistica e se non ci fosse stato Franco non so se ora sarei un regista. O forse, più semplicemente, tutto questo è frutto del destino. 

- Hai lavorato a stretto contatto con Mario Monicelli, ricordi un episodio in particolare che vuoi raccontare?
Stavamo bevendo un caffè in Rione Monti a Roma, parlando della mia regia di Sogno di una notte di mezza estate in lingua originale che da lì a breve avrebbe debuttato in un festival francese. Parlando del più e del meno, Mario disse che un giorno avrei dovuto dedicarmi al cinema. Io, tutto fiero, gli dissi che il mio sogno sarebbe stato girare un film a Cinecittà e lui, schifato, mi guardò con gli occhi infuocati, posò la tazzina con rabbia sul piattino e mi diede una sberla. All’improvviso tutti ci guardavano e rimasi un minuto con gli occhi sbarrati dallo stupore, con il segno delle sue dita sulla guancia. Poi aggiunse “Ora non fare il coglione e finisci il tuo caffè. Il cinema italiano è morto! Sicuramente troveranno il modo di lottizzare Cinecittà! Vuoi fare cinema? Va all’estero che qui ti fregano e basta. Hai finito il caffé? Bene, ordinane un altro così ricominciamo la scena da coglione, ma senza sberla stavolta.” Mario era fatto a modo suo, o lo amavi o lo odiavi, ma quel giorno fu come ricevere una sberla da tutta l’armata Brancaleone al completo.


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- Parlaci dell'archivio, com'è nato e in che modo si è evoluto negli anni?
Durante l’occupazione tedesca del Belgio mio nonno Vittorio salvò i preziosi cimeli piccinniani riponendoli nelle sale murate del municipio. Il 18 Luglio 1961 venne istituito l’archivio Niccolò Piccinni con l’aspirazione di conservare l’eredità del compositore e all’interno vi sono conservati oggetti, libri, corrispondenza privata e produzioni musicali appartenuti alla famiglia. Dalla sua creazione ad oggi l’Archivio organizza in proprio e in collaborazione con altre istituzioni, pubbliche e private, in Italia e all’estero, manifestazioni musicali, incontri con il pubblico e mostre. Nel giorno dell’anniversario viene organizzato il Galà Piccinni, una cena seguita da un concerto i cui proventi sono destinati a borse di studio per giovani musicisti. Grazie ai mecenati ogni anno vengono acquistati, da aste o collezioni private, manoscritti originali di Piccinni per riuscire un giorno ad avere tutta la produzione musicale in un unico luogo.

- Quali sono i progetti futuri dell'archivio? 
I passi da compiere sono molti e i progetti anche. Nei prossimi anni c’è l’intenzione di spostare la sede dell’archivio in Italia per permettere lo studio della collezione e di istituire nuovamente la consegna del Premio Piccinni, un’onoreficenza dell’archivio che da oltre 15 anni non è stata più conferita a nessuno. Sono in corso varie trattative di collaborazione per riportare all’attenzione la memoria musicale di Piccinni attraverso un festival a lui dedicato.

- Bari ha intitolato a Nicolò Piccinni il teatro Comunale, il Conservatorio e una delle principali vie del centro. Qual è il rapporto della città natale con il compositore?
Lo rispolverano solamente quando più gli fa comodo. Per l’anniversario della nascita del Maestro la Città di Bari o il Teatro Petruzzelli non gli rendono omaggi, ma sono le organizzazioni private che si impegnano ogni anno in questa crociata. Non lo trovo corretto in quanto le istituzioni pubbliche dovrebbero farsi carico della cultura del proprio territorio e dei propri illustri cittadini. La stessa Casa Piccinni, invece che essere un luogo di passaggio per tutti i musicisti in visita a Bari, riversa nel più totale abbandono.

- Il 2020 è stato un anno tragico per tutti, ma i teatri sono stati, forse, i più colpiti dalle restrizioni, quantomeno in Italia. Molti hanno cercato nuove soluzioni con le dirette streaming, tu cosa ne pensi?
In un’epoca in cui le piattaforme streaming conquistano il cinema e la musica non capisco perché non abbiano pensato prima di crearne una per il teatro. Lo streaming è un ottimo strumento per fare arte, se usato con intelligenza, ma ne è risultata solo un gran confusione con il pubblico allo sbaraglio. Dal principio, con l’insorgere della pandemia, tutte le fondazioni italiane avrebbero dovuto riunirsi e concordare insieme la creazione di un’unica piattaforma in cui inserire il materiale video passato e presente, ma così non è stato perché è mancata l’unione tra i diversi enti. Il teatro va vissuto in prima persona, non lo nego, ma alle volte, quando torni a casa stanco dal lavoro, pensi che sarebbe bello sedersi comodamente sul divano ed avere concerti e opere di tutti i teatri del mondo tra cui poter scegliere con un semplice clic di telecomando.

- Se potessi ringraziare una persona per il tuo incredibile percorso professionale, una soltanto?
Una soltanto? Mio padre...

Giusi Cuccaro