“E lucevan le stelle” è forse una delle arie d’opera più popolari della tradizione italiana, sicuramente fra le più struggenti melodie mai composte. Opera del grande Maestro Giacomo Puccini, è uno dei momenti maggiormente rappresentativi di Tosca. Siamo nel terzo atto, è l’alba e Cavaradossi attende di essere giustiziato. L’immortale scena è ambientata nella splendida cornice di Castel Sant’Angelo, nel cuore di Roma a pochi passi dal Vaticano. Tosca entrerà in scena all’improvviso, credendo di annunciare la loro salvezza, ma non sa che quelli, per il suo amato, sono davvero gli ultimi istanti di vita. Oggi Castel Sant’Angelo è inevitabilmente associato all’opera Tosca, e guardandolo da lontano, arrivando dal Lungotevere, già sembra di sentire Luciano Pavarotti intonare lo straziante canto: 

“E lucevan le stelle,
Ed olezzava la terra
Stridea l'uscio dell'orto
E un passo sfiorava la rena.
Entrava ella fragrante,
Mi cadea fra la braccia” 

Se è vero che Castel Sant’Angelo è da sempre meta di visitatori da tutto il mondo, la scena di Tosca lo rende ancor di più una tappa imperdibile della capitale. Noi di Opera e Lirica abbiamo avuto il piacere di esplorarlo con le guide esperte di Rome Guides, la più rinomata associazione che svolge tour culturali nella capitale italiana, ed in particolare di fare qualche domanda a Vincenzo Spina, il titolare. 

Roma è nota soprattutto per le sue numerosissime chiese e per le infinite cupole dello skyline, ma non certo per i suoi castelli, a differenza di altre città italiane che hanno proprio nei castelli il culmine della propria civiltà medievale e rinascimentale. Perché questa differenza? 

- In effetti, nemmeno Castel Sant’Angelo venne costruito per essere, fin dalla sua prima pietra, una vera e propria roccaforte. Esso sorse infatti, nel II secolo dopo Cristo, come Mausoleo del grande imperatore romano Publio Elio Adriano, che collegò le due rive del Tevere grazie al Ponte Elio e costruì, nel derelitto ed assai poco importante lato destro della città, il proprio monumento funebre. Immaginatelo mastodontico, ricoperto di marmo e travertino, sormontato da un lieve tumulo piantato a cipressi e dominato da una quadriga guidata proprio dallo stesso Imperatore. Un’opera mastodontica, di cui restano ancor oggi poche frammentarie decorazioni, fra cui i due splendidi pavoni di bronzi oggi ospitati all’interno dei Musei Vaticani

Perdona la domanda da melomane, ma devo chiederlo. Perchè Giacomo Puccini ha pensato proprio a Castel Sant'Angelo per la sua Tosca? È lì che venivano portati i prigionieri condannati ad essere giustiziati?

- Castel Sant’Angelo ha svolto, nei secoli, funzioni assai diverse, spesso cumulative e sovrapposte. Esso è stato infatti fortezza, cassaforte del tesoro papale, ultimo baluardo dei Pontefici, appartamento regale, capiente magazzino, rudimentale bunker antiaereo (qui vennero portati, durante la Prima Guerra Mondiale, i cavalli bronzei della Basilica di San Marco, per proteggerli dai bombardamenti) ed infine Museo Nazionale. Tra le varie funzioni, il Castello ha svolto ovviamente anche le funzioni di prigione. In tal senso, però, è necessario procedere ad un paio di distinzioni. La prima è che c’erano due diversi tipi di celle: quelle più eleganti e comode, destinate ai prigionieri politici e sistemate lungo il   giretto di Pio IV (si vedono assai bene nel film Il Marchese del Grillo, con Alberto Sordi) e nel Cortile del Teatro, e le cosiddette “segrete”, disposte sotto al cortile stesso ed assai più malsane e scomode. In una di esse venne rinchiuso il famoso orafo e scultore Benvenuto Cellini, colpevole di aver tentato di evadere da Castel Sant’Angelo con una hollywoodiana corda fatta di lenzuola e catturato dopo essersi rocambolescamente rotto una gamba durante la caduta. La seconda distinzione è che alcuni dei nomi leggendariamente inseriti nell’elenco dei prigionieri di Castel Sant’Angelo non sono probabilmente mai stati “ospiti” di queste prigioni: la più celebre di queste incongruenze potrebbe essere quella legata a Beatrice Cenci, considerato che il castello fu per secoli prigione esclusivamente maschile. Per quanto concerne le vicende della Tosca, esse sono plausibili. Il Castello era infatti anche luogo di esecuzioni capitali. Il processo all’imputato si svolgeva nella ancor oggi esistente Sala della Giustizia, e se è vero che le esecuzioni capitali generalmente avvenivano fuori del castello, nella piazzetta antistante, è altrettanto vero che numerose esecuzioni avvennero anche all'interno del castello, precisamente nel cosiddetto Cortile dei Condannati, dinanzi all’omonima Cappella dei Condannati. Nell’800, le condanne a morte venivano eseguite tramite fucilazione (esattamente come avviene nella Tosca per il pittore Cavaradossi), ed allo scoppio dei fucili corrispondevano i rintocchi della Campana della Misericordia, posta sulla terrazza accanto alla statua dell'Arcangelo. La stessa terrazza dalla quale Tosca sceglierà di gettarsi... 

Oltre ad essere una prigione, il castello ha però anche ospitato il Papa in occasioni meno funeree? Poteva anche essere un luogo di piacere, oltre che di prigionia?

- Seppur legato alle emergenze, il Castello doveva poter ospitare il Pontefice in un appartamento degno del proprio rango. In particolare, sotto il pontificato di Papa Paolo III, Castel Sant’Angelo venne arricchito da tre pregevoli stanze, affrescate da Perin Del Vaga (allievo di Raffaello Sanzio) e dai suoi assistenti. La Sala Paolina, da intendersi come vera sala di rappresentanza, è un assoluto capolavoro del Manierismo Romano, con impressionanti monocromi legati alle storie di San Paolo e Alessandro Magno. Il luogo più curioso, però, risale a circa 20 anni prima, quando Papa Clemente VII diede l’ordine di costruire nel Castello una “stufetta”, ossia una minuscola sala da bagno dotata di acqua calda e fredda nella quale il Papa potesse fare le abluzioni. La decorazione della stanzetta venne affidata a Giovanni da Udine su disegni di Giulio Romano, due dei migliori allievi della Scuola di Raffaello, ormai deceduto da poco più di un lustro. Il bagno, come potete facilmente immaginare, era un tratto distintivo delle dimore dei principi rinascimentali, un vero e proprio status-symbol, che rievocava la visione delle terme dell’Antica Roma e della cultura classica. Ecco perché Giovanni da Udine, uno dei più profondi conoscitori della tecnica delle grottesche, realizza una fitta decorazione ricca di sfingi, delfini e fantasiosi animali marini, con scene mitologiche allusive all’elemento dell’acqua. Altri mirabili esempi dei lavori di questi allievi di Raffaello possono essere ammirati a Trastevere, presso la mirabile Villa Farnesina, residenza costruita da Agostino Chigi.

Seconda curiosità da appassionata. Qualcuno ha mai portato in scena Tosca a Castel Sant'Angelo? 

- Se si parla di un’opera teatrale vera e propria, se la si intende rappresentata in modo professionale, e se si stringe il campo all’epoca contemporanea, la risposta è no. Ciò non vuol dire però che, in epoca moderna, Castel Sant’Angelo non abbia ospitato un evento assolutamente straordinario legato alla lirica. L’11 e il 12 luglio 1992, infatti, dopo cinque anni di preparazione, l’opera di Giacomo Puccini viene trasmessa in diretta televisiva in 107 paesi, con oltre un miliardo e mezzo di telespettatori. Si tratta di Tosca nei luoghi e nelle ore di Tosca ed i suoi straordinari interpreti (Placido Domingo, Catherine Malfitano, Ruggero Raimondi, solo per citare i principali) si proiettano oltre i limiti della scena teatrale, sconfinando nelle reali ambientazioni romane: la chiesa di Sant’Andrea della Valle, il Palazzo Farnese e per l’appunto Castel Sant’Angelo. 

Una vera curiosità merita di essere qui citata: Placido Domingo cantò in playback tutto l'ultimo atto in quanto esso venne girato alle 6.00 di mattina (per rispetto del libretto, che in realtà fa svolgere l'atto persino prima) ed il grande tenore non si fidava a cantare in diretta a quell’ora a causa di una voce non adeguatamente scaldata. Potete rivedere un brevissimo frammento di questo piccolo capolavoro direttamente su Youtube (link: https://www.youtube.com/watch?v=8Q3bVx8yXHI


Quand’è il momento migliore per visitare Castel Sant’Angelo? 

- Rispondere a questa domanda adesso, nella fase che stiamo passando, comporta una stretta al cuore. L’Estate è sempre stata la stagione privilegiata per le visite al Castello, che veniva aperto anche di sera garantendo l’accessibilità a luoghi di solito tenuti celati, come le Prigioni Storiche, il Passetto e per l’appunto la Stufetta. Oggi, con l’epidemia di Covid19, gran parte di queste spettacolari attività sono state rimandate. Castel Sant’Angelo offre però l’opportunità di essere ammirato e vissuto, pur con qualche limitazione, in ogni stagione dell’anno. La vista panoramica dalla terrazza, forse la più bella su Roma assieme a quella dalla sommità del Vittoriano, vale da sola la fatica di scalare gradini su gradini, per ammirare la maestosità della Basilica di san Pietro da un lato e di tutto il centro di Roma dall’altro. Salirvi sulla sommità ed accarezzarne le mura sarà un po’ come dare una pacca sulla spalla ad un silenzioso custode che, serafico, mostrando qualche piccola ruga, ricorda tra le sue pietre la stratificazione della millenaria città sui cui da secoli sta vegliando indisturbato. 

Saluto Vincenzo dopo questa preziosa chiaccherata, cammino sul Lungotevere e osservo da lontano l'imponente Castello. Ripenso a quante volte l'ho visto, senza essere  davvero consapevole di cosa stessi guardando. Quando conosci la storia che c'è dietro alle opere d'arte e ai monumenti, inizi a vedere quello che ti circonda con altri occhi. Inizi, di fatto, un nuovo viaggio.

Grazie a Rome Guides per questa esperienza.